Ma che bravo Prodi

Il direttorio franco-tedesco “è un disastro perché spinge alla diffidenza gli altri paesi europei e umilia gli altri organismi europei”. Lo dice Romano Prodi in un’intervista alla Stampa, in cui non dedica neppure una riga alle polemiche nazionali, ma riflette con ponderazione sulle prospettive internazionali. La novità che sottolinea è la comprensione, da parte dell’Amministrazione americana, dell’importanza della moneta europea per la stabilità globale.
17 AGO 20
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Quel che colpisce è soprattutto l’atteggiamento scevro da facili propagandismi, la rinuncia a demonizzare questo o quello, che consente a Prodi di svolgere un ragionamento tutto di merito, in cui la passione europeista viene declinata attraverso considerazioni e analisi intelligenti e non scontate. In particolare la questione dell’asse franco-tedesco, che anima la discussione di questi giorni, viene affrontata in base all’esperienza concreta, al carattere in realtà episodico e parziale delle intese, che non sono mai giunte a delineare “un accordo generale e strategico”.
Sono stati i tedeschi a esagerare nella critica al sistema euro e “nel seminare paura”, quindi la responsabilità della crisi dell’Eurozona ricade anche su di loro. Naturalmente nella posizione di Prodi c’è anche il riflesso difensivo delle istituzioni comunitarie, che per la verità non hanno brillato neppure in questa fase, ma anche su questo tema gli argomenti sono di merito, come il riconoscimento del carattere deludente di tanti vertici intergovernativi dai quali si è usciti “con un accordo ‘rimediato’, per dare qualcosa in pasto alla stampa”. Prodi in questo modo dà un contributo culturale e professionale alla soluzione della crisi dell’euro e anche una lezione di stile alla politica nostrana.